Le ricette scorrette che preferisco e la pizza kebab

Ringraziando Olja per la segnalazione…ci ritroviamo in questa presentazione:

“Se pensi che mangiare il cous cous, oppure l’ampalaya o l’okra, cibo degli immigrati insomma, sia buono e anche politicamente corretto, ormai sei fuori strada.

Ma anche se sei convinto che l’unica salvezza sta nel risotto o nei maccheroni al ragů, devi ripensare il tuo menù.

…. il futuro della cucina sarè il meticciamento, si troverà nell’incontro di sapori nuovi, avrà cittadinanza negli incroci di gusti e di ingredienti. (…)”

Questo è Ricette scorrette. Racconti e piatti di cucina meticcia?, un libro di Andrea Perin, edizioni Elèuthera.

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“Di solito un libro di cucina stabilisce quali sono le regole davanti ai fornelli, ma in questo volume ogni pietanza è un atto di invenzione individuale, un sorprendente incontro di tradizioni e sapori.

Attraverso trentasei interviste a stranieri e italiani si affaccia una realtà dove gli immigrati rappresentano una risorsa per innovare in maniera inaspettata le consuetudini della penisola a tavola.

Sono ricette scorrette perché non si trovano sui libri di cucina, né su quelli italiani né su quelli etnici: hanno sapori imprevisti, ingredienti nuovi, gusti che contaminano la presunta correttezza delle pietanze originali”.

Qui questa recensione.

Sul blog si trovano racconti di cibi, di incontri, di scoperte culinarie….

“Scrivo riguardo a una ricetta scoperta qui, a Venezia, su una pizzeria che si trova in Campo Santa Fosca di Cannaregio. Naturalmente, tale ricetta non si trova ne sul listino delle pizze normali (tradizionali) ne di quelle “speciali?.

La scoperta è stata fatta da una mia collega dell’Istituto Romeno quando, andando alla pizzeria che si trova proprio vicino a noi, ha visto il pizzaiolo (che allora era un albanese …di nome Ilir) che si era preparato (per la sua pausa pranzo) una pizza che conteneva rucola fresca, carne spezzettata del kebab, pomodorini freschi e mozzarella (messa in forno con la pizza). Chiedendo di cosa si tratta, le fu risposto che si trattava di una sua fantasia. Ne acquistò un trancio.

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Da allora, quasi tutte le volte che si andava a ordinare la pizza si richiedeva una pizza … “al kebab?. Furono sperimentate nuove varianti: insalata al posto della rucola, aggiunta di salsa di yogurt all’aglio (quella del kebab) e tutti gli altri contenuti che normalmente vengono messi sul kebab … un paio di volte perfino le patate (risultato discutibile e, dal mio punto di vista, un po’ deludente).

Oggi giorno alla pizzeria di Santa Fosca i pizzaioli sono due ragazzi indiani (o della zona) che producono su richiesta la pizza al kebab (dato che esiste una continuità di ordinazioni da parte mia e dei miei colleghi) anche se, devo dire, mi dispiace tanto che Ilir non sia più pizzaiolo qui (era bravissimo a creare e le sue pizze erano migliori di quelle attuali), e per citarlo: “Ogni tanto ci si deve mettere anche un po di cuore nel fare la pizza?.

Pe info qui.

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